‘Chi sono’ è una di quelle domande così cariche e pregne di significato che
non so bene come rispondere. In questi ultimi 15 mesi (e onestamente anche nei
9 precedenti) pare che l’unica risposta che si possa dare a questa domanda è
‘Mamma di...’.
I miei 32 anni precedenti devono essere stati messi nel dimenticatoio,
tutto quello che ho fatto prima non ha avuto alcun senso se ora vengo solo
identificata come MAMMA DI.
E NO, io sono anche mamma di. Non
perché non sia bello essere mamma, ma perché io una mia identità ce l’avevo
anche prima e di certo non l’ho cancellata. Nè ci tengo a farlo, precisiamo.
Mia figlia mi ha arricchito, ma non mi ha completato, non è la mia unica
ragione di vivere e di certo non ha cambiato drasticamente chi ero prima.
Ero e sono una figlia, una sorella, una nipote, una compagna, una moglie,
una rompiscatole, un’impiegata, una lettrice, un’appassionata di giochi da
tavolo, un’amante di pizza, una consumatrice seriale di Baiocchi, una
professionista delle ricerche last minute di ricette per la cena, una
collezionista di qualsiasi cosa sia targato Harry Potter. Sono un’ansiosa
cronica, una stilatrice di liste compulsiva, una che odia guidare e deve farlo
tutti i giorni, una persona che si fa spaventare dai ragni, una donna che odia
stirare (e difatti non lo faccio), una fissata con lo smalto.
E sono anche una mamma. Non
perché essere mamma sia la cosa meno importante, ma perché non mi sento
definita da questo ruolo. Sono mamma solo per mia figlia, per tutto il resto
del mondo sono io.
Sono me stessa.