Smart(?)working e famiglia

venerdì 22 maggio 2020

Per completare questi post introduttivi non posso non parlare della situazione che stiamo tutti vivendo, uscita direttamente da un film distopico. Non pensavo mi sarei mai ritrovata a vivere una pandemia e un lockdown, a dover mettere mascherine per andare a fare spesa e a non vedere mio marito per…ormai ho perso il conto dei giorni. Tanti, troppi.

La notizia ci è arrivata il 23 febbraio, di ritorno da una passeggiata al parco con la piccola. Scuole e nidi chiusi a causa dei contagi in Lombardia nella parte più a ovest dell’Emilia-Romagna. Nella nostra città non c’era nessun caso, il virus pareva lontano, ma scuole e nidi hanno chiuso, in via precauzionale. E da lì è cominciato il dramma, che ancora stiamo vivendo, per tutta la nazione.
Devo dire che la mia azienda è stata rapida ad attivarsi: tutti i genitori hanno potuto usufruire immediatamente dello smartworking (che comunque era una pratica già diffusa in azienda per due giorni alla settimana) e poco dopo è stato esteso a tutti. Purtroppo è arrivata anche la cassa integrazione, ma nei giorni in cui si lavora c’è un grosso problema.

Ovvero la figlia.

Mia figlia andava al nido e da quando ha iniziato a 10 mesi devo dire che si è trovata benissimo. Si è abituata subito, la mattina usciva di casa contenta e adorava le sue ‘dade’ (nome con cui chiamano le educatrici in questa zona). Ho notato grossi miglioramenti e progressi da gigante, tanto che ora invece ho notato la cosa inversa.

Comunque, non so se abbiate mai lavorato a casa con una bimba di 15 (ora 18) mesi. Spero di no, perché lavorare è praticamente impossibile. Fatevi voi una videocall con il capo e la bimba che decide improvvisamente di piangere a dirotto per motivi sconosciuti, o doverla mettere a dormire quando invece hai delle scadenze da rispettare. Magari se si ha un lavoro flessibile in termini di orario può essere più fattibile, io sono vincolata a ore, minuti, urgenze, meeting e non se ne parla. I
bimbi hanno delle esigenze e lavorare davanti a un pc non permette di prendersi cura di loro. La mia piccola non gioca da sola, si irrita se sto al computer e non le presto attenzione, non riesce a stare tutto il tempo chiusa in casa, picchia sulla porta per uscire, ha i suoi orari. E giustamente, direi io, a questa età cosa si pretende? Che si intrattenga da sola? La devo piazzare davanti alla tv dopo che praticamente tutti i medici dicono di evitarla i primi anni di vita?
Questa non è la realtà...

Lavoro o guardo la figlia? Tutte e due le cose non le posso fare, o non riesco a farne manco una decentemente.

Chiaramente tante mamme mi hanno detto che loro sono organizzatissime e riescono a lavorare, badare alla prole, mettere a lievitare la pizza, imbiancare le pareti e il tutto su un piede solo. Riescono anche a spiegare ai bimbi piccolissimi i motivi per cui non devono uscire e i loro bimbi sono super comprensivi e assolutamente sereni. Che devo dirvi, se non bravissime? Siete geniali e i vostri figli sono super intelligenti. La mia non l’ha capito che c’è un virus in circolo, quindi  Non per questo mi sento meno mamma o meno brava, ho proprio smesso di preoccuparmi di queste stupide gare tra mamme parecchio tempo fa. I bimbi non sono tutti uguali e neanche le mamme.

Non mi addentro su questioni politiche, dico solo che 600 euro per una babysitter sono pochissimi (inoltre devi 1) trovarla 2) trovarne una adeguata 3) fidarti di un eventuale contagio) e che tanti genitori non si possono permettere riduzioni (ulteriori) dello stipendi con eventuali congedi. Ma lavorare si deve lavorare e pian piano si ricomincia…quindi dove li mettiamo i bambini? Li diamo ai nonni che, ops, sono i più a rischio? Lo sappiamo sì che gran parte dei genitori non vive vicino ai nonni o potrebbe averli anziani o comunque non in grado di occuparsi dei figli? Nessuno dice che le scuole o gli asili siano parcheggi, ma fingere che non diano una mano ai genitori che in quelle ore lavorano secondo me significa semplicemente essere miopi o mancanti d’intelligenza (vorrei utilizzare un altro epiteto ma sono una signora, anche se inizio a far fatica…).

Ovviamente in tutto questo...spetta tutto alle madri. Ecco. Madri che dovranno rinunciare al lavoro, madri che si stanno già sobbarcando di tutto e di più in questi mesi, madri che devono portare sulle spalle il peso di una società che non si rende conto che esistono ANCHE i padri e che DEVONO (e per fortuna in molti casi VOGLIONO) fare la loro parte. 

Si accettano borse di Mary Poppins (o direttamente Mary Poppins), soluzioni magiche, parole di conforto, whiskey (non il ragnetto) doppio liscio, babysitter che non costino un rene e psicologo h24.

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