C’era una volta

lunedì 4 maggio 2020

C’era una volta una me stessa che amava leggere, viaggiare, divertirsi con il marito, fare aperitivi, provare 18 smalti diversi su 10 unghie, andare al cinema, vedersi con gli amici, insomma una ragazza come tante. E, proprio come moltissime altre prima di lei, un bel giorno rimase incinta. Non successe per caso, assolutamente no, era una cosa su cui si erano spese lunghe ore di riflessione, un paio di anni di intoppi lungo la strada, una considerevole dose di ansia e tante speranze.


Credit: Heike Mintel
Dopo una gravidanza in cui non sono mancati problemi originali, il frutto di tanto lavoro è arrivato, stravolgendo tutto e tutti con i suoi pianti, i suoi occhioni blu e il suo caratterino non propriamente facile. Insieme a lei quel giorno sono stati partoriti consigli non richiesti, giudizi su qualsiasi cosa facessi, frasi fatte e soprattutto il classico grande amato ‘Eh, ma tanto poi rimpiangerai questi momenti’.

Ho passato i mesi della maternità a sentirmi sbagliata, a credere di non essere in grado di capire quell’esserino che dipendeva in tutto e per tutto da me, ad ascoltare consigli dati da persone che di bambini ne avranno anche avuti ma che non hanno capito che i bimbi NON sono tutti uguali.
Credit: Bonnie Kittle 

La mia piccola ha avuto un problema che l’ha portata a piangere per ore e che la rendeva estremamente nervosa anche sotto cura e anche adesso il suo caratterino non è certo facile. Non mi ha lasciato tempo libero, a volte neanche per andare in bagno e credevo di aver perso quella me stessa che non stava mai ferma. Quella me stessa che aveva un’identità, una vita, dei progetti.

Non posso dire di aver recuperato tutto, ma questo blog è il mio modo per riprendermi un po’ i miei spazi, per riflettere ad alta voce sul mio percorso appena iniziato di mamma ma anche per non sentirmi ormai solo mamma.

Perché io adoro mia figlia, ma ero, sono e sarò una persona che esisteva prima di lei e che, seppur cambiata, ha una sua esistenza che non ruota tutto intorno a lei. Per quanto ami mia figlia, per me (e dico per me, ognuno ha il suo percorso) è importante anche realizzarmi altrove, al di fuori dell’essere genitore e della famiglia.

Se ogni bambino è a se stante, anche ogni mamma lo è. La maternità non è uguale per tutte, non è rose e fiori, non è sempre bella e non è sempre appagante e totalizzante al 100%. E sono stufa di sentirmi dire il contrario e della gente che vuole farmi sentire sbagliata.

Quindi non chiamatemi solo mamma.

Commenta il post
Posta un commento