C’era una volta una me stessa che
amava leggere, viaggiare, divertirsi con il marito, fare aperitivi, provare 18
smalti diversi su 10 unghie, andare al cinema, vedersi con gli amici, insomma
una ragazza come tante. E, proprio come moltissime altre prima di lei, un bel
giorno rimase incinta. Non successe per caso, assolutamente no, era una cosa su
cui si erano spese lunghe ore di riflessione, un paio di anni di intoppi lungo
la strada, una considerevole dose di ansia e tante speranze.
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| Credit: Heike Mintel |
Dopo una gravidanza in cui non
sono mancati problemi originali, il frutto di tanto lavoro è arrivato,
stravolgendo tutto e tutti con i suoi pianti, i suoi occhioni blu e il suo
caratterino non propriamente facile. Insieme a lei quel giorno sono stati
partoriti consigli non richiesti, giudizi su qualsiasi cosa facessi, frasi
fatte e soprattutto il classico grande amato ‘Eh, ma tanto poi rimpiangerai
questi momenti’.
Ho passato i mesi della maternità
a sentirmi sbagliata, a credere di non essere in grado di capire quell’esserino
che dipendeva in tutto e per tutto da me, ad ascoltare consigli dati da persone
che di bambini ne avranno anche avuti ma che non hanno capito che i bimbi NON
sono tutti uguali.
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| Credit: Bonnie Kittle |
La mia piccola ha avuto un
problema che l’ha portata a piangere per ore e che la rendeva estremamente nervosa
anche sotto cura e anche adesso il suo caratterino non è certo facile. Non mi
ha lasciato tempo libero, a volte neanche per andare in bagno e credevo di aver
perso quella me stessa che non stava mai ferma. Quella me stessa che aveva
un’identità, una vita, dei progetti.
Non posso dire di aver recuperato
tutto, ma questo blog è il mio modo per riprendermi un po’ i miei spazi, per
riflettere ad alta voce sul mio percorso appena iniziato di mamma ma anche per
non sentirmi ormai solo mamma.
Perché io adoro mia figlia, ma
ero, sono e sarò una persona che esisteva prima di lei e che, seppur cambiata,
ha una sua esistenza che non ruota tutto intorno a lei. Per quanto ami mia
figlia, per me (e dico per me, ognuno ha il suo percorso) è importante anche realizzarmi
altrove, al di fuori dell’essere genitore e della famiglia.
Se ogni bambino è a se stante,
anche ogni mamma lo è. La maternità non è uguale per tutte, non è rose e fiori,
non è sempre bella e non è sempre appagante e totalizzante al 100%. E sono
stufa di sentirmi dire il contrario e della gente che vuole farmi sentire
sbagliata.
Quindi non chiamatemi solo mamma.


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